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All'Enoteca Collovà i grandi vini italiani per i palati più raffinati - sabato 12 aprile 2014

All'Enoteca Collovà i grandi vini italiani 
per i palati più raffinati

Nel centro di Capo d’Orlando (Me) l’Enoteca Collovà vanta una selezione di 2mila etichette di vini e un centinaio di distillati, frutto dell'appassionata ricerca del proprietario, Fortunato Collovà. Varie delicatezze gastronomiche si possono gustare con taglieri e calici. Fiorente la vendita online

Fortunato CollovàNel centro della cittadina marinara di Capo d'Orlando (Me), l'Enoteca Collovà è tutta in legno scuro con scaffali fino al soffitto; un arco all'ingresso divide i due locali. Nel primo le bottiglie sono esposte anche sulle botti e pupitre; si può scegliere tra 2mila etichette di vini e un centinaio di distillati, frutto dell'appassionata ricerca del proprietario,Fortunato Collovà (nella foto). 

Nel '95 ha aperto l'azienda di famiglia, dopo l'esperienza nel commercio di frutta pregiata; ora è affiancato dal figlio Roberto e dalla moglie Francesca. Sono presenti vini dalla Sicilia e dalle più importanti regioni produttrici; non mancano i supertuscans, bottiglie pregiate e d'annata, sia dall'Italia sia dalla Francia, un angolo per i biologici, birre artigianali. 

Nel secondo locale un banco frigo lungo sei metri espone salumi e formaggi siciliani, d'inverno anche dal resto d'Italia. Dalla varia e gustosa produzione siciliana anche vari tipi di olio extra vergine di oliva aceto, pâté, sott'oli, cioccolata di Modica, preparati di pesce, tutti molto attraenti per i turisti. Le delicatezze gastronomiche si possono assaggiare al banco con taglieri e vini al calice. Fiorente anche il commercio online, favorito da un sito completo e aggiornato per tipi di vino e etichette.

L'enoteca è aperta dalle 8 alle 13,30 e dalle 16 alle 20,30. Chiude a Pasqua, Natale e Capodanno, d'inverno la domenica pomeriggio.

L'enoteca è associata Vinarius, Associazione delle enoteche italiane che ne raduna cento di alta qualità.


Enoteca Collovà
via Piave, 52 D/E - 98071 Capo d'Orlando (Me)
Tel 0941 901272 - Fax 0941 901272 
info@enotecacollova.com
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L'enotecaio-artigiano innnamorato dei formaggi e dell'eccellenza - venerdì 23 agosto 2013

  

L'enotecaio-artigiano innnamorato dei formaggi e dell'eccellenza

POSTATO IN DOVE COMPRO  -  22 AGOSTO 2013

Mettete un appassionato del vino che scopre l'eccellenza dei formaggi e di altri prodotti gastronomici.

Aggiungeteci la voglia di contagiare saperi e sapori sui prodotti migliori da tutta Italia e magari un po' di capacità commerciali nel distribuire alcune chicche enologiche anche dal resto del mondo. E vedrete che questo percorso vi porterà dritto dritto in direzione di alcuni personaggi curiosi e divertenti.

Tra questi c'è certamente Fortunato Collovà, titolare di un'apprezzata enoteca a Capo d'Orlando, in provincia di Messina. Doppie vetrine in una delle strade centrali di questa cittadina con vocazione turistica e panorama marino sulle Eolie. Collovà è un enotecaio-artigiano, scopritore di cose buone.

Lui parte dal vino ed infatti nella sua enoteca troverete rare etichette, italiane e francesi, soprattutto. Tra queste alcuni champagne che importa e distribuisce, piccoli produttori che vale la pena conoscere, pardon assaggiare. Trovate il Barolo di Beppe Rinaldi, per esempio, uno dei vigneron piemontesi tradizionalisti che tira fuori eccellenti bottiglie del noto rosso piemontese. E così via, zigzagando nell'Italia del vino dove la Sicilia è ovviamente ben rappresentata. Con lui chiacchierare può essere utile per conoscere qualcosa di più del mondo del vino.

A sbirciare l'ampio bancone di salumi e formaggi troverete anche tra le migliori produzioni italiane di taleggio, robiole e roba varia. Alcune provenienti direttamente dall'azienda Guffanti di Arona, il cui porta direttamente a Carlo Fiori, uno dei più bravi affinatori di formaggio. Insomma, per i caciodipendenti una conoscenza d'obbligo. E ancora, nel negozio-enoteca di Collovà conserve e altre leccornie, tante da far dimenticare gli affanni delle quotidianità e da far esaltare i piaceri del nostro palato. Un luogo da gourmet.

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DonnaTà di Alessandro di Camporeale - sabato 24 novembre 2012

DonnaTà Di Alessandro di Camporeale

on 24 November 2012.

Nero d'Avola in purezza.

Di Nero d'Avola monovitigno abbiamo recensito quello di Licata (Ag), quello in versione di Ispica (Rg), di Canicattì (Ag), di Noto (Sr) nonché quello di Cammarata (Ag). Oggi parliamo del NdA alla maniera di Camporeale nella parte occidentale della provincia di Palermo, quasi a confinare con quella di Trapani. E se credete che Alessandro sia un nome vi sbagliate in quanto è il cognome della famiglia che possiede 50 ha di cui 35 a viti di Nero d’Avola, Catarratto, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc, Chardonnay, Merlot, Syrah, Viogner, Sauvignon Blanc e Petit Verdot.
Tutto comincia agli inizi del 900 col nonno Antonino, oggi sono i fratelli Nino, Rosolino e Natale, coadiuvati dai giovani figli Benedetto, Anna e Benedetto, che si occupano dell'azienda, che oltre a 2.000 ettolitri di vino, ne produce 20 di olio extravergine. L'agricoltura degli Alessandro fonde la tradizione con la modernità, ai vecchi vigneti di oltre 30 anni si affiancano quelli decennali mentre la cantina è stata rifatta nel 2000 con le più moderne attrezzature di termocondizionamento e di vinificazione.

Siamo a circa 400 m in terreni calcarei e argillosi, con buona escursione termica giornaliera. La viticoltura è attenta al rispetto della vite con specifici diradamenti e mirate defoliazioni, la coltivazione è del tutto naturale anche perchè pur non scrivendolo in etichetta tutti i vini dell'azienda sono da uve biologiche e dalla corrente annata i vini si fregeranno della certificazione di biologici.
Il DonnaTà 2010 IGT Sicilia, 13,5° alcolici, che recensiamo prende il nome dall'appellativo che in famiglia davano a Natale, chiamandolo don Natale e quindi alla sicula Don Natà. Il vigneto, in contrada Mandranova, è del 2000 a spalliera e cordone speronato. Le cure in vigneto portano la produzione di uve a soli 65 q/ha, la vendemmia a metà settembre a mano con selezione dei grappoli. L'enologo è Vincenzo Bambina che da quest'anno sarà affiancato dal giovane Benedetto che ha completato i suoi studi nell'esclusivo Istituto Agrario di San Michele all'Adige. La macerazione è di 12 giorni con lieviti selezionati, malolattica, affinamento in acciaio per 6 mesi ed in bottiglia per quasi un anno.

Il colore è rosso rubino intenso. All'olfatto la bottiglia esaminata risultava inizialmente spenta, con profumi quasi assenti e difficili da identificare, ma non ci siamo disperati per cui insistendo con l'ossigenazione il vino è cambiato completamente con una meravigliante evoluzione. Ecco allora venir fuori la prugna, il melograno, la ciliegia, i fichi secchi, la noce moscata accompagnati da note resinose. Il tutto con un perfetto equilibrio, nessuno dei sentori prevale e spicca quindi un naso affascinante ed intrigante anche se non di notevole intensità. Al palato una bella struttura e questa qualità di equilibrio che si ritrova perfettamente esaltata da tannini evoluti e delicati, da una giusta acidità e sapidità. Rimane un retrogusto non lunghissimo ma tipicamente e piacevolmente vinoso.
Una produzione di 60.000 bottiglie ed un prezzo in enoteca di € 6,50.
Permette facili abbinamenti, noi lo consigliamo con una minestra di legumi, con polpette al ragout e con la vastedda del Belice.

ALESSANDRO
DI CAMPOREALE
Az. Vitivinicola

Contrada Mandranova
90043 Camporeale (Pa)
tel. 0924 37038
www.alessandrodicamporeale.com





Recensioni
di Giovanni Paternò

Rubrica a cura di   Salvo Giusino 

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Vignaioli di Langa e Piemonte 2012 - martedì 20 novembre 2012

Vignaioli di Langa e Piemonte 2012

Ecco il resoconto della dell'evento degustazione dedicato al territorio delle Langhe e del Piemonte rappresentato da una cerchia di vignaioli chiamati a raccolta da Tiziana Gallo. A fare il report Massimiliano Montes di gustodivino.it

Seconda edizione per la kermesse organizzata da Tiziana Gallo.

Già passata alle cronache per i successi di Vini Naturali a Roma, Tiziana inserisce il moltiplicatore con l'evento dedicato ai Vignaioli di Langa e Piemonte, a soli due mesi da quello dedicato ai Vignaioli dell'Etna.
L'elenco dei partecipanti è di tutto rispetto. L'idea di proporre solo i vignaioli provenienti da una regione consente di avere un quadro d'insieme più preciso di quello che ci si può formare durante una degustazione generalista, dove inevitabilmente si mescolano aromi e sapori di diversi areali. Il difetto, se proprio lo si vuol cercare, è quello di abdicare a un'idea chiara e netta di vino prodotto con metodi naturali, ovvero col minimo intervento in vigna e in cantina, per consentire un affiancamento tra produttori convenzionali e naturali.


Un momento della degustazione

Questa non vuole essere un'idea discriminatoria, credo però che artigiani che rischiano di perdere il raccolto per non aver voluto effettuare trattamenti chimici in vigna, o faticano molto di più in cantina per il rifiuto di scorciatoie enotecniche, debbano essere in qualche modo gratificati rispetto a chi ha la sicurezza, e il risparmio, di una coltura e una vinificazione convenzionale.
Il rischio è quello di fare cadere in tentazione qualche produttore naturale che non si sente valorizzato nella giusta misura.

Detto questo la qualità delle degustazioni è stata medio-alta. Ci è mancato l'eccellente Barolo di Beppe Rinaldi, tutto venduto, ma ci  siamo consolati con Dolcetto, Freisa e Barbera.


Giacomo Fenocchio

Suscitano interesse le lunghe macerazioni di Giacomo Fenocchio, da quaranta a novanta giorni di contatto con le bucce, e fanno crollare alcuni miti enologici: si sente spesso dire, soprattutto da parte dei cosiddetti professionisti, degustatori e enologi, che macerazioni superiori a 12 giorni estraggono i tannini amari dai vinaccioli e dai mitocondri. Ebbene i vini di Fenocchio tutto sono fuorché amari, anzi sembrano setosi e raffinati come un nebbiolo evoluto. La fine del mito dei tannini amari.

Strappa un sorriso la Croatina de La Colombera, saporita e croccante, in controtendenza rispetto all'austerità dei rossi di Langa.
Una grande sorpresa ce l'ha regalata Christoph Künzli dell'Azienda Agricola Le Piane, con una bottiglia di Campo delle Piane 1985 prodotta dal precedente proprietario: “Questo è il vino che ha ispirato il mio lavoro”, ci dice con un sorriso sornione.


Christoph Künzli

E in effetti il calice ci dona inaspettate emozioni. Una velatura ossidata di Sherry e confettura di cilegie al naso non consente di capire subito con chi abbiamo a che fare. La sorpresa arriva al primo sorso: una retrolfazione imperiosa, ma precisa e pulita, inonda la nostra immagine gustolfattiva di profumi di erbe mediterranee, rosmarino, timo, salvia, insieme a sentori di pomodori secchi. L'acidità è decisa e tagliente e i tannini ancora lievemente astringenti. Il secondo sorso lascia irrompere chiari aromi di arancia rossa, la sanguinella, insieme a lampone ed altri piccoli frutti rossi, che ti accompagnano verso un lungo finale insieme a ritorni speziati e balsamici. Un vino del 1985: non puoi che sorridere soddisfatto.


Alessandro Bulzoni

E tra una chiacchierata con Alessandro Bulzoni, che, smesse le vesti dell'enotecaio, propone il suo Olio di Torre in Sabina, e una rivalutazione dei campioni degustati, ce ne torniamo resta in spalla, ringraziando Tiziana per il bel pomeriggio trascorso. 

C.d.G.

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Un vino dell'etna premiato 99/100 da James Suckling - domenica 11 novembre 2012

Un vino dell'Etna premiato 99/100 da James Suckling 


Mario e Michele Faro

Deve esserne rimasto folgorato per avergli dato 99/100.

E certo di vini James Suckling, il critico americano, penna tra le più autorevoli del mondo del vino, ne assaggia parecchi, da perdere il conto. Ma il Cru Etna Rosso Doc Vigna Barbagalli 2010, prodotto da Mario e Michele Faro di Pietradolce, lo ha considerato degno di far parte della rosa dei grandi.

E’ la prima volta che un vino dell’Etna prende tale punteggio. Oramai il vulcano siciliano è uno dei territori del vino più seguiti dalla critica internazionale, scandagliato dai loro palati e su cui si non si smette di prendere note e appunti. Terra "di vini affascinanti di grande bevibilità" come lo stesso Suckling lo ha definito nell'articolo, pubblicato nel suo blog www.jamessuckling.com, che racconta la sua ultima visita sull'Etna durante la quale ha assaggiato il Cru dei Faro. L'apprezzamento del giornalista americano è stata una graditissima sorpresa per i due fratelli produttori che hanno deciso di concentrare la produzione della loro cantina su pochissime bottiglie, imbottigliando il vino con i più alti standard, tra cui spicca il cru.


Vigna Barbagalli

Il Vigna Barbagalli nasce da un vigneto ad alberello pre fillossera. Si trova ad un’altitudine di 900 metri, nella contrada da cui prende il nome, nel territorio di Castiglione di Sicilia, sul versante Nord dell’Etna. Viene prodotto con lavorazione manuale e ne esistono solo 2.000 esemplari in commercio.

Edit By Cronachedigusto

Tag: etna, sicilia
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Local&Chic, quando il vino fa spettacolo - mercoledì 17 ottobre 2012

 

Local&Chic, quando il vino fa spettacolo

Dall’Etna al Cerasuolo di Vittoria: ecco come due territori cercano di promuovere la cultura del vino

Nel solco del “Cheap & Chic”, o nella sua variante attualissima “Cheap is Chic”, mi sono imbattuta nell’ultimo mese in un paio di degustazioni di notevole seduzione, e cioè nella quarta edizione de “I Vini della Costa d’Oro”, 24 settembre a Passopisciaro/Castiglione di Sicilia.

 Un evento sui vini della costa etnea da Rovittello a Randazzo, un po’ alla francese con l’idea della Côte d'Or; e, il 13 ottobre, nell’edizione zero del “Cerasuolo Night Party” tra Acate e Vittoria, quindici produttori a confronto sulla prima e unica Docg siciliana.


Passopisciaro, I vini della Costa d'Oro

Mi viene in mente un’altra frase tedesca su Berlino ormai entrata nella storia “Arm aber sexy/povera ma sexy” pronunciata dal suo sindaco Klaus Wowereith.

Battute a parte, i termini povero e cheap non sarebbero poi così calzanti perché della raffinata degustazione non mancava proprio nulla: il concept organizzativo, la localizzazione dell’evento a pochi metri dalle vigne, la partecipazione di una larga fetta di persone, tra cui i produttori, normali cittadini, esperti di settore, giornalisti, enologi, commercianti, appassionati, il lato ludico dell’incontro, erano perfetti. Entrambi gli incontri, la cui aria notturna era intrisa di quei profumi della vigna, della terra e delle pietre che il naso ritrovava nel bicchiere, non si sono esauriti la sera stessa dell’evento; bensì, hanno continuato a capitalizzare le presenze ricevute con visite in azienda, ospitalità, colloqui e giornate d’intenso puro piacere gastronomico.


Giuseppe Russo con Alberto ed Elena Graci

Così, niente lunghi viaggi, niente trasportatori, niente enti espositivi, società di promozione, carta stampata, voluminose cartelle stampa, panini precotti e costosi ristoranti turistici ambasciatori del surgelato; e, invece, tanta voglia di divertirsi per una sera con stile e vini buoni.


Cerauolo Night Party nella cantina di Dorilli di Planeta

Chi c’era non dimenticherà facilmente l’aria di fine settembre del vulcano oppure il raffinatissimo grill, dance & country wine-party allestito da Planeta a Dorilli. E non dimenticherò la visita ad altre cantine l’indomani mattina. La formula Strada del Vino + Consorzio di Tutela + venti produttori che accolgono quaranta amici, due ciascuno, oltre i partner, i vicini, gli appassionati e i sostenitori locali, funziona. I social media, Facebook, Twitter e Foursquare e un iPhone avranno anche fatto il resto… che vuol dire il boom di presenze. Benvenuti nel ventunesimo secolo. Io c’ero, ho assaggiato vini straordinari, e mi sono divertita una cifra. Ho deciso, cercherò di evitare il vino lontano dal vigneto: Local è Chic.

Marina Violetta Carrera

 
Le aziende de “I vini della Costa d’Oro dell’Etna”:
Antichi Vinai
Calcagno
Azienda Agricola CE.LA.FA
Cantine Russo
Cottanera
Etna Wine
Az. Vit. Terre dell’Etna s.r.l
Girolamo Russo
Graci
Grasso Filippo
Moganazzi
Ottocentouno
Passocannone
Patria
Pietradolce
Planeta
Az. Agr. Siciliano
Tasca d’Almerita
Az. Agr. Calabretta
Tenuta delle Terre Nere
Tenute di Fessina
Tenuta Mannino
Terre di trente Vini e Oli
Vagliasindi
Valcerasa
Vino Nibali
Wiegner
Quantico
 
Le aziende del Cerasuolo Night Party:
Antica Tenuta del Nanfro
Azienda Agricola Arianna Occhipinti
Azienda Agricola Gulfi
Azienda Agricola COS
Azienda Vitivinicola Avide
Cantina Valle Dell'Acate
Feudi Del Pisciotto
Feudo di Santa Tresa
Fià Nobile S.a.r.l.
MaggioVini
Planeta
Terre di Giurfo
Azienda Agricola Graziella Battaglia - Gurrieri

BY Cronache di Gusto

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Cantine Russo - martedì 2 ottobre 2012

Etna, i vini di Cantine Russo conquistano Turchia e Armenia

 


Gina Russo

Narra la Genesi che Noè piantò il primo vigneto in Armenia, nell’altopiano dell’Ararat.

Infiniti secoli dopo i vini dell’Etna Doc approdano nella terra di origine della viticoltura, passando anche dalla Turchia. Nel segno di una Sicilia che sa esportare e che non si finisce mai di raccontare e neppure di bere. Sono, infatti, tante le storie siciliane che parlano di vino, di sfide importanti e di progetti che si arricchiscono di capitoli sempre nuovi. Una di queste è iniziata molto tempo fa nella piccola frazione di Solicchiata, a Castiglione di Sicilia, alle pendici dell’Etna. Qui sorge l’azienda vitivinicola della famiglia Russo dove il terreno vulcanico, ricco di minerali e l’altitudine dei vigneti conferiscono al vino che si produce caratteristiche uniche. Vini dalla grande eleganza e mineralità, che stanno per varcare anche i confini della Cina ormai diventata, per l’Italia, il terzo partner commerciale dopo Germania e Francia e prima di Spagna e Stati Uniti. “I nostri vini di qualità -  racconta al telefono Gina Russo  al timone dell’azienda  insieme al fratello Francesco, enologo - invecchiano con serenità. Crescono, evolvono e si affinano diventando eleganti interpreti di un territorio dalle caratteristiche uniche”. 

Il suo vino è arrivato in Armenia e in Turchia. Che tipo di mercati sono?
“La  Turchia e l’Armenia rappresentano mercati nuovi e molto interessanti per i nostri vini. In Turchia è la seconda volta che esportiamo. Spesso si pensa che sia più facile affermarsi in mercati come quelli americani, ma molte volte le vere sorprese arrivano proprio da mercati dove si pensa di non poter vendere e che sono considerati un po’ insoliti. Abbiamo venduto i nostri prodotti presso importanti ristoranti italiani e grandi  alberghi che hanno molto apprezzato il nostro spumante Mon Pit (ottenuto dalla vinificazione in bianco del Nerello Mascalese con pressatura soffice delle uve) e il nostro Etna rosso Doc Rampante che ha ottenuto numerosi premi”. 

Come è posizionato il vino dell’Etna all’estero?  
“La nostra azienda esiste da sessantotto anni ed è stata una delle prime ad esportare in Germania. Il vino si vendeva, certo, ma mancava nella zona dell’Etna quella capacità di fare impresa e di fare sistema che oggi per fortuna esiste anche se c’è ancora molta strada da fare. La Sicilia all’estero è molto conosciuta e apprezzata: adesso stiamo cercando di creare un nuovo indotto per il posizionamento del Nerello Mascalese intorno al quale, all’estero, c’è grande curiosità. In generale i vini dell’Etna Doc all’estero stanno crescendo moltissimo. I nostri rossi sono stati paragonati ai vini francesi della Borgogna ma in realtà anche quelli bianchi, con il loro sapore equilibrato e persistente, rappresentano sempre una piacevole sorpresa per chi li degusta per la prima volta grazie alla loro bella acidità e alla grande freschezza che li caratterizzano”.

Altri progetti che riguardano la sua cantina?
Stiamo per chiudere un grosso contratto con la Cina dove i vini francesi spadroneggiano nella vendita e nel posizionamento dei vini di fascia alta. In Cina è stata molto apprezzata la nostra riserva, nota anche per una etichetta in metallo finemente lavorata a mano come il Krasi Etna rosso, ottenuto dal Nerello Mascalese (80%) e Nerello Cappuccio (20%). E’ un vino che non viene filtrato, mantenendo così un colore rosso intenso. Tra un anno, poi, usciremo con una nuova bottiglia di spumante da uve Carricante”.   

Rosa Russo

http://www.cronachedigusto.it/

Tag: etna, russo, sicilia
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Champagne - venerdì 21 settembre 2012

 

Isinelli: "Il segreto dello Champagne? Le maison fanno sistema"

Continuiamo il ciclo di interviste dedicate a Panelle & Champagne, l'evento in programma il prossimo 14 ottobre a Palermo al Circolo Telimar.

E’ l’evento di sicuro glamour che si conferma, di anno in anno, la più grande manifestazione di champagne del sud Italia. Una vera sinfonia di aromi e di gioia per il palato.

In attesa della nuova edizione di Panelle & Champagne organizzato dal giornale on line di enogastronomia Cronache di gusto e dal circolo Telimar (domenica 14 ottobre, Lungomare Cristoforo Colombo) abbiamo chiesto ad Alfonso Isinelli sulla sua passione per le nobili bollicine francesi. Un amore ricambiato se consideriamo che la guida le Migliori 99 Maison di Champagne 2012/2013, di cui è curatore insieme a Luca Burei è stata premiata in Francia come miglior libro italiano sui vini francesi.

Quali sono le caratteristiche di questo vino?
“Freschezza, complessità, eleganza sono gli attributi delle bollicine francesi. Io sono un fan della acidità e della mineralità. Mi piace molto come tipologia il blanc de blanc. Per molto tempo la tradizione ha abbinato lo champagne al dolce, alle grandi occasioni: oggi non è più così. Può essere,infatti, gustato in molti modi. Le panelle siciliane sono un esempio. In realtà lo champagne è un vero alleato in cucina, un passepartout per tantissime preparazioni”.

L’Italia si conferma il sesto mercato mondiale dello champagne. Sta cambiando il gusto dei consumatori di questo prodotto?
“Il consumo è sempre legato alle grandi maison che hanno fatto la storia dello Champagne come Dom Perignon,Pommery (e altre ancora) nell’ultimo decennio nel mercato si sono anche affacciati piccoli produttori che danno vita ad un prodotto straordinario a volte anche superiore a quello delle grandi cantine. Essi rappresentano un po’ il mio modo personale di intendere lo champagne. E’ sorprendente poi  la loro capacità di stare uniti, di fare squadra. Una volta, ad esempio, un produttore molto affermato mi consigliò inaspettatamente di assaggiare lo champagne prodotto da un’altra azienda, da un’altra persona. Lei lo fa meglio di me, mi disse. Parlava di Dominique Moreau, che si occupa del marchio Marie Courtin e propone due champagnes straordinari, ricavati da due ettari tutti a Pinot Nero”.

Qual è il suo preferito?
“In assoluto quello che ho trovato davvero straordinario è il Clos du Mesnil di Krug in grado di dare grandi emozioni. Un vino davvero immenso,unico”.

BY www.cronachedigusto.it

Tag: Champagne
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I Migliori vini Italiani - mercoledì 12 settembre 2012

 

I migliori vini italiani per la stampa estera

Ornellaia, Sassicaia i vini italiani al top in assoluto per la stampa estera.

Decretati i migliori dalle firme delle 50 testate internazionali più autorevoli. Lo rivela una ricerca di Klaus Davi & Co. Al terzo posto troviamo Il Barolo Le Figaro di Bartolo Mascarello. Alti nella classifica La Rocca e il Calvarino di Pieropan, al quarto posto, e subito dopo l'Aglianico di Mastroberardino.

A conquistare la pole position il blasonato Ornellaia, che, a pari merito con Sassicaia, raccoglie il 22.5% delle citazioni nonché gli elogi dal più importante quotidiano economico americano, il Wall Street Journal: «Ornellaia e Sassicaia furoreggiavano già alla fine degli anni '90, mentre il loro profilo si è alzato anche grazie ad una nuova ondata di ristoranti italiani che hanno aperto negli Usa».

Al secondo posto (17.8%), si piazza un'altra casa vinicola toscana: la Ruffino, apprezzata in particolare dalla popolarissima testata tedesca Bild, che le dedica uno speciale firmato da Martin S. Lambeck: «Se cerchiamo
un vino dal tipico smalto italiano e puntiamo a bottiglie care e prestigiose, allora non rimane altro che scegliere un classico toscano come il Ruffino 2007 Modus, derivato da uve Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon».

Sul terzo gradino del podio (14.10%) si colloca il celebre gioiello delle Langhe piemontesi: il Barolo di Bartolo Mascarello che, con Le Figaro, riceve i consensi persino dalla stampa francese, solitamente avara di complimenti verso le eccellenze italiane.

Appena fuori dal podio (11.6%), un altro vino del Nord: il veneto Pieropan, le cui produzioni di La Rocca e Calvarino sono finite sulle pagine del New York Times. In questa classifica non poteva mancare un peso massimo dell'Italia meridionale come l'Aglianico di Mastroberardino che chiude la top five con il 9.5% delle citazioni. Per il noto quotidiano britannico Telegraph «la rinascita dei vini dell'Italia del sud è uno degli sviluppi più emozionanti nell'attuale scena vinicola. Aglianico è probabilmente la migliore di tutte le varietà di uve dell'Italia meridionale. Se volete un Aglianico di qualità dovete dirigervi verso Avellino, dove viene prodotto il Taurasi Docg: il produttore più conosciuto e affermato è Mastroberardino».

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Paesaggio & Vino - mercoledì 29 agosto 2012

 

Quanto il paesaggio influenza il giudizio su un vino

La descrizione di un  paesaggio è un  “Recit du Sol”, un racconto di terra, come recita il titolo di un quadro di Jean Dubuffet del 1959.

E i paesaggi, “sono geografie simboliche”. Lo  affermava convintamente anche  Daniello Bartoli, un gesuita scrittore del ‘600, che la geografia la usava come  “Critica” applicata  al paesaggio, come lettura morale di testi cifrati e di scritture geografiche” come ha fatto, fornendo un mirabile e lirico esempio, con i suoi versi ispirati dall’Etna. Sono solo alcune citazioni colte, come tante altre usate da  Diego Tomasi, un  ricercatore dell’Istituto sperimentale per l’agricoltura di Conegliano, per arricchire una incantevole relazione su “Vulcano e paesaggio” e svolta all’Azienda Barone di Villagrande, nell’ambito della seconda giornata  della 32esima edizione della “ViniMilo” in programma sino all’11 settembre sul piccolo comune alle pendici dell’Etna. Ottimizzandola poi, con un valore aggiunto: fondendo assieme, due anime, anzi declinando il territorio con il suo prodotto più tipico e misterioso, e anche  più ingente di significati culturali, valoriali e simbolici: il vino.

Partendo dalla sua personale consapevolezza cartesiana, che sta nel “Bevo, dunque sono”, ha voluto  estendere il suo postulato tentando di capire quanto un paesaggio possa influire o influenzare il giudizio positivo che si attribuisce ad un vino. Il concetto di questo connubio lo ha ben sintetizzato anche Claude Lévi Strauss, filosofo e antropologo, che amava dire: “A  buon pensare, buon mangiare” e questo chiarisce e fa emergere la quota di preferenza che viene assegnata ad un vino quando la sua origine è riconducile ad un bel paesaggio.


Filari in Slovenia

Diego Tomasi per dire queste e altre tantissime cose si è fatto supportare da un’ottantina di slide, con paesaggi le cui definizioni si collocano  in quella cosmica semplicità di terreni, pendii e vigneti che caratterizzano, differenziandoli, i terroir. Ma non si può parlare di paesaggio se non si chiarisce in via definitiva cosa sia un terroir. Il terroir  è un concetto che si è sviluppato negli ultimi dieci anni, è intraducibile in italiano, non è comunque un territorio, né una terra, ma è “un area nella quale – sostiene Tomasi - la conoscenza collettiva dell’interazione fra i caratteri fisici, climatici, del suolo, biologici dell’ambiente, compresi i vitigni e le sue varietà, permette la sua evoluzione verso pratiche colturali. E queste interazioni creano caratteristiche distintive ai prodotti che hanno origini in quest’area”.


Paesaggio della Mosella

Quindi – aggiunge Tomasi fornendo un esempio – “i vini dell’Etna sono completamente diversi dai vini di altre zone perché crescono in un ambiente pedoclimaticamente distinto,  che poi viene valorizzato dalla tradizione, dalla cultura dei vitigni locali. E  poi anche da un  paesaggio, che non per nulla è prossimo ad essere riconosciuto Patrimonio dell’Umanità. Qui terroir comprende  una specie si suolo, di topografia, di clima, di paesaggio che rientrano nell’ambito di una distinta unicità. Ma l’Etna è stato solo il primo di una lunghissima teoria che comprendevano terroir  della Germania, del Tokai con le sue caratteristiche cave nascoste che sono più interessanti dei vigneti, i paesaggi del Sudafrica e quelli americani, per passare alla Francia, Borgogna, Bordeaux e Champagne, non ignorando però l’Italia stagliata dalla Val d’Aosta sino a Pantelleria passando per il Soave, la Valpolicella, il Chianti e Montalcino per scendere nell’area calabrese del Gaglioppo sino alle mille isole “siciliane” del Bufalino.


Scorcio di Château Margaux a Bordeaux


Vigne del Chianti


Etna

“Ma arriviamo al dunque, chiedendoci come si fa a giungere alla conclusine che la bellezza del paesaggio influenza il giudizio sulla qualità del vino? Capendo innanzitutto che colore aroma olfatto,  percezioni degustative, forse non hanno più quel  carattere chimico-fisico determinante come si pensava (solo un 15/20% dei degustatori sa ripetere correttamente gli stessi giudizi su di un stesso vino) e che la degustazione apparterrà sempre più al dominio della metafisica. Dove la componente del terroir avrà un ruolo importante se non proprio determinante assieme alla regione di produzione, il clima e il suolo, la sua tradizione, all’ enologo e la sua fama, i piatti sul vino il paesaggio”. Tutte queste – per Tomasi-  non sono informazioni che si possono definire chimico-fisiche;  il termine corretto, sarebbe metafisica, “e vedrete che con i prossimi anni lo sentirete più spesso, perché vuol dire al di là della fisica, del colore del vino, dell’acidità, dell’aroma dell’equilibrio”.


Paesaggio della Champagne

Dunque quando si parla di vino e anche se buono, se non è legato al terroir questo vino può soffrire nel giudizio per mancanza di informazione, perché perde la sua tipicità, perde il suo appeal. Conclusioni: “Un vino anonimo senza associazioni – afferma Tomasi – ha sempre maggior difficoltà ad essere totalmente compreso rispetto ad un vino, pur di pari qualità, del quale si conoscono l’origine e gli elementi che costruiscono, il loro insieme. Dunque al consumatore occorre dare sempre più informazioni soprattutto sul paesaggio, sul terroir sulla sua  storia e sul carattere umano del suo produttore”. Se non lo si fa il consumatore se lo va a cercare autonomamente. Si tratta di  un nuovo atteggiamento, anzi  un’impennata di maturità che porta a saper scegliere i vini sempre meno buoni ma sempre più tipici. Che parlano di storia e di terroir.

Stefano Gurrera

FONTE www.cronachedigusto.it

Tag: paesaggio, vino
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